ODE AL CANE

5 gennaio 2010

di Pablo Neruda

Il cane mi domanda
e non rispondo.
Salta, corre pei campi e mi domanda
senza parlare
e i suoi occhi
son due domande umide, due fiamme
liquide interroganti
e non rispondo,
non rispondo perché
non so e niente posso dire.

In mezzo ai campi andiamo
uomo e cane.
Luccicano le foglie come
se qualcuno
le avesse baciate
ad una ad una,
salgono dal suolo
tutte le arance
a collocare
piccoli planetari
in alberi rotondi
come la notte e verdi,
e uomo e cane andiamo
fiutando il mondo, scuotendo il trifoglio,
per i campi del Cile,
fra le limpide dita di settembre.

Il cane si arresta,
corre dietro alle api,
salta l’acqua irrequieta,
ascolta lontanissimi latrati,
orina su una pietra
e porta la punta del suo muso
a me, come un regalo.
Tenera impertinenza
per palesare affetto!

E fu a quel punto che mi chiese,
con gli occhi,
perché ora è giorno, perché verrà la notte,
perché la primavera
non portò nel suo cesto nulla
per cani vagabondi,
ma inutili fiori,
fiori e ancora fiori.
Questo mi chiede il cane
e non rispondo.

Andiamo avanti,
uomo e cane, appaiati
dal mattino verde,
dall’eccitante vuota solitudine
in cui solo noi esistiamo,
questa coppia di un cane rugiadoso
e un poeta del bosco,
perché non esistono
uccelli o fiori occulti,
ma profumi e gorgheggi
per due compagni,
per due cacciatori compagni:
un mondo inumidito
dalle distillazioni della notte,
un tunnel verde e poi
una prateria,
una raffica di vento aranciato,
il sussurro delle radici,
la vita che cammina,
respira, cresce,
e l’antica amicizia,
la gioia
di esser cane e di esser uomo
tramutata
in un solo animale
che cammina muovendo
sei zampe
e una coda
intrisa di rugiada.

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BUON COMPLEANNO, VIOLA!!!

3 gennaio 2010

Cara Viola,

ti sento mentre stai rosicchiando il tuo osso-regalo e in quei suoni raschiati mi pare di avvertire il tuo intenso appagamento.

Penso che proprio oggi hai sette anni;
penso che da qualche giorno hai cominciato, con piccoli assaggi, a familiarizzare con il cibo “senior” che presto diverrà il tuo alimento abituale;
penso al tuo fisico ancora sano e prestante e al tuo spirito uguale a quello di sempre;
penso che siamo insieme da cinque anni e invoco per noi altri dieci, quindici, venti anni di convivenza.
Penso, penso, penso… e non so inventare le parole più giuste per dirti “grazie di tutto”.

Forse questa carezza, più forte e prolungata, riuscirà a raggiungere il tuo cuore generoso e saprà dirti tutta la mia riconoscenza.

Tanti auguri!


PENSIERO SILENZIOSO PER I NOSTRI SOLDATI UCCISI

18 settembre 2009

Parole? Meno ne diciamo e meglio sarà.
La bava mefitica che avvolge lo sproloquio peloso dei politici ha già colmato la misura.

Troppo per le nostre orecchie martoriate;
troppo per i nostri stomaci in rivolta.

La vita umana dovrebbe avere valore uguale per tutti, al di là delle divise, della pelle, degli dèi…
Però quando ti lascia il tuo vicino senti un dolore più prossimo, più familiare, più confidenziale.
Forse perché parla la tua stessa lingua, mangia gli stessi cibi, guarda lo stesso spicchio di cielo che guardi tu.

Addio, ragazzi!
Che il silenzio sia con voi.


LE DIECI PREGHIERE DEL CANE

27 agosto 2009

foto di Viola che guida Mario1. La mia vita dura pochi, pochi anni: ogni volta che mi separo da te è per me una sofferenza.

2. Sii paziente con me, dammi il tempo di capire cosa vuoi che faccia. La maggioranza delle persone capisce soltanto una lingua, mentre da me si pretende che ne capisca due: quella canina e quella umana.

3. Fidati di me perché sei la mia unica ragione di vita.

4. Non arrabbiarti a lungo con me. Tu hai il tuo lavoro, gli amici, i divertimenti, gli interessi; io ho soltanto te.

5. Parla con me. Anche se io non capisco sempre le tue parole, mi piace ascoltarti e riconoscerei tra mille la tua voce!

6. Sappi che comunque mi tratti, ti perdonerò sempre, ma non potrò mai dimenticare e quel che mi fai mi segnerà per tutta la vita.

7. Prima di picchiarmi, ricordati che anche se io potrei difendermi, non sceglierei mai di morderti.

8. Prima di sgridarmi perché sono testardo, stanco o svogliato, chiediti se c’è qualcosa che non va: forse il cibo che mi dài non mi fa bene, oppure sono rimasto per troppo tempo al sole o il mio cuore si sta indebolendo, sta invecchiando, o forse le mie ossa e i miei muscoli sono sofferenti?

9. Per favore prenditi cura di me quando sarò vecchio. Anche tu invecchierai e avrai bisogno di qualcuno che si prenda cura di te e che non ti abbandoni.

10. Nel giorno del mio ultimo viaggio, per favore, restami accanto. Non dire che non puoi sopportare di vedermi morire. Non lasciare che io affronti quel terribile momento da solo. Se mi starai vicino mi sarà più facile darti l’ultimo saluto perché saprò che mi vuoi bene e che stai facendo quel che è più giusto per me.


QUESTO AMORE

25 agosto 2009

  
Nel video, tratto da YouTube, Jacques Prévert recita ‘Cet amour’

Questo amore
Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore cosí bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E’ tuo
E’ mio
E’ stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l’estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l’ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

Jacques Prévert


IL LEONE SI E’ ADDORMENTATO

23 agosto 2009
Viola in un caldo pomeriggio di agosto addormentata e sdraiata sul pavimento

Viola in un caldo pomeriggio di agosto